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Peste suina: sequestrate 10 tonnellate di carne cinese

È accaduto a Padova, dove la Guardia di Finanza ha portato a termine un maxi sequestro di dieci tonnellate di carni suine provenienti dalla Cina. Importate nell’Unione europea in violazione delle norme igienico sanitarie, sono considerate potenzialmente contaminate dalla peste suina dai sanitari dell’Ulss 6 Euganea. Gli stessi dirigenti medici hanno ritenuto il prodotto talmente pericoloso da evitare di analizzare la carne sequestrata e procedendo al suo immediato incenerimento. Il blitz delle Fiamme Gialle di Padova è scattato nella notte all’interno di un magazzino all’ingrosso di generi alimentari nel centro della città. Gli operai erano intenti a scaricare da un camion proveniente dall’Olanda (l’intero carico era sbarcato a Rotterdam) ben 9.420 kg di carne suina di origine cinese risultati introdotti nell’Unione Europea in “violazione delle norme doganali e sanitarie”. Immediato il sequestro anche dell’attività commerciale “per gravi e reiterate irregolarità”. L’operazione è stata condotta dalla GdF di Padova in collaborazione con il Servizio Veterinario e del Sian dell’Ulss 6 Euganea e ha permesso di scongiurare una pericolosa contaminazione alimentare che avrebbe coinvolto centinaia di punti vendita in tutta Italia.

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Uccise il suocero per abusi sulla figlia, 20 anni al papà killer

La Procura aveva chiesto la condanna all’ergastolo senza attenuanti, invece il papà killer dovrà scontare venti anni di carcere, con il rito abbreviato. Il 35enne incriminato ha ucciso il suocero che era accusato di avere abusato della nipotina, figlia dell’uomo, lo scorso febbraio a Rozzano, nel Milanese. Condannato anche il complice, accusato di averlo accompagnato in motorino sul luogo del delitto, a 18 anni di carcere. E per giunta, il gup ha riconosciuto le attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti. Il giudice, Aurelio Barazzetta, non ha invece concesso l’attenuante richiesta dalla difesa, di aver agito “per motivi di particolare valore morale e sociale”. La visione di alcuni filmati, ottenuta in aula al processo abbreviato, ha portato alla luce i fatti: il 25 febbraio 2019 il papà killer, sconvolto dalla notizia della violenza subita dalla bambina, è arrivato sullo scooter guidato dal complice nei pressi di un parco giochi a Rozzano milanese. Qui il suocero 63enne era in compagnia di alcuni familiari dello stesso imputato. L’anziano, arrivato a Milano da Napoli, avrebbe dovuto partecipare all’incidente probatorio in Tribunale, Per rispondere degli abusi che la nipotina aveva subito da lui. Ma il 63enne, non presentandosi in Tribunale, quel pomeriggio alle 18 aveva deciso di andare al parco. Li il 35enne ha avvicinato l’uomo per parlare in privato e lo ha condotto dietro a un furgone parcheggiato. Poi gli ha scaricato addosso quattro colpi di pistola a bruciapelo, ed è fuggito sullo scooter col complice. Fa discutere la posizione della mamma della bimba che “si è costituita parte civile per fare sentire la sua voce, e ha chiesto solo un euro perché fosse chiaro che non voleva approfittarsi economicamente della situazione”, ha spiegato l’avvocato. Peraltro la sua assistita “aveva già intrapreso una via legale nei confronti di suo padre, quella della giustizia, e non della vendetta”.

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Ikea condannata a pagare 46 milioni di dollari per la morte di un bambino

La tragedia nel 2017, quando un bambino californiano di due anni è morto schiacciato da una cassettiera Malm. L’avvocato di Joleen e Craig Dudek, i genitori di Jozef, il piccolo che ha perso la vita, ha annunciato che Ikea pagherà un risarcimento di 46 milioni di dollari alla famiglia. Solo un anno prima il colosso svedese aveva raggiunto un accordo di 50 milioni di dollari con le famiglie di altri tre bambini morti sotto il peso delle cassettiere. Tutto iniziò lo scorso 24 maggio 2017, a Buena Park in California, quando Craig Dudek trovò il figlio morto, schiacciato dai cassetti di un mobile di oltre 30 chili che, non fissato al muro come da istruzioni, si era staccato e gli era caduto addosso. Il piccolo è deceduto lo stesso giorno per asfissia causata dal peso del legno sul collo. I Dudek hanno così fatto causa all’azienda svedese al tribunale statale della Pennsylvania: l’accusa sosteneva che Ikea era a conoscenza del design instabile della linea di cassettiere Malm e non era riuscita ad avvertire in tempo tutto i clienti. Pare che nel 2016 Ikea, come programma di riparazione, aveva offerto gratuitamente ai suoi clienti kit di ancoraggio a muro, richiamando ben 29 milioni di acquirenti di cassettiere Malm negli Usa. Ma i Dudek, che la stessa cassettiera l’avevano presa nel 2008, hanno affermato di non essere mai stati avvisati da Ikea. Al termine della causa e dopo la sentenza, arriva la nota dell’azienda svedese: “Sebbene nessun accordo possa modificare i tragici eventi che ci hanno portato qui, per il bene della famiglia e di tutti i soggetti coinvolti, siamo grati che questo contenzioso abbia raggiunto una risoluzione”. E ancora: “Rimaniamo impegnati a lavorare in modo proattivo e collaborativo per affrontare l’importantissimo problema della sicurezza domestica”. “Raccontiamo la nostra storia perché non accada più” hanno dichiarato i genitori del piccolo Jozef: “Non abbiamo mai pensato che un bambino di due anni potesse far cadere un cassettone alto solo 76 cm e rimanere soffocato”, hanno detto Joleen e Craig Dudek. La stessa famiglia con il risarcimento ottenuto si è impegnata a donare un milione di dollari ai team che lavorano per proteggere i bambini da produzioni pericolose.

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Due fratelli di 9 e 10 anni gestivano bar abusivo

Sembra la trama di un film in bianco e nero, tanto assurda appare la storia, ma è pura realtà. Tutto avviene a Catania, dove due fratellini di 9 e 10 anni gestivano un bar, con tanto di sala giochi e rivendita di fuochi d’artificio, all’interno di una struttura abusiva nel rione Librino. Stando ai dati della Questura siciliana, i due ragazzini minorenni servivano bevande alcoliche ai clienti del bar e gestivano la cassa in un luogo decisamente non pulito, non igienico e poco sicuro per bambini della loro età. L’intero esercizio è stato sequestrato dalla Polizia, il padre e il fratello maggiorenne dei due, invece, sono stati denunciati per “vendita e cessione di fuochi d’artificio a minori di anni 18, invasione di edifici e terreni pubblici, sfruttamento del lavoro minorile e mancanza della tabella dei giochi proibiti”. Nel momento della irruzione della Polizia, uno dei due giovanissimi fratellini, infastidito dalla presenza degli agenti, anziché chiedere il loro aiuto e denunciare la situazione, ha pensato bene di accendere dei fuochi d’artificio dentro il locale e appena fuori, in strada, provocando confusione e disordine tra clienti e forze di Polizia.

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Licenziati 17 autisti Atac, positivi al test antidroga

Gli ultimi due sono stati licenziati a Roma a meno di 24 ore dalla loro assunzione: in tutto si tratta di 17 autisti dell’Atac, trovati positivi al test antidroga; appena qualche ora fa due addirittura durante il primo giorno di lavoro. Si erano messi al volante sotto effetto di sostanze stupefacenti e sono stati beccati in flagranza grazie al controllo antidoping a sorpresa contro alcol e droga.
Così, dallo scorso anno ad oggi, sono diventati diciassette gli autisti licenziati da Atac, sempre per droga. La nota azienda di trasporti romana ha deciso di incrementare i controlli sui propri conducenti, oltre seimila in due anni, per garantire la sicurezza dei passeggeri a bordo dei loro mezzi.
Sembra peraltro che uno dei due autisti licenziati di recente era già stato assunto con deroga, visto che aveva omesso alcuni precedenti penali durante il concorso bandito da Atac. I controlli degli ispettori hanno certificato la positività dei due autisti durante il loro primo turno di lavoro e, in poche ore, hanno causato il licenziamento immediato.

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Soldatessa si uccide nella metro di Roma

Ha lasciato una lettera di 15 pagine per spiegare i motivi del folle gesto suicida: la soldatessa aveva 30 anni ed era in servizio nel reparto Genio di Piacenza. La donna, militare dell’Esercito, si è uccisa con la propria pistola d’ordinanza, all’interno dei bagni della stazione Flaminio della metro A di Roma: inutili i soccorsi. Stando alle prime informazioni, aveva iniziato il suo turno alle 7 e alle 8:40 si è tolta la vita. Era nell’Esercito già da 5 anni e la decisione di uccidersi sarebbe basata su ragioni personali. La lunghissima lettera in cui spiega e racconta stralci della sua vita e della sua esperienza in divisa, è ora al vaglio del pm e del procuratore aggiunto Nunzia D’Elia, che ha immediatamente disposto l’apertura di un fascicolo: si ipotizza il reato di istigazione al suicidio. La mattina di martedì 17 dicembre, alla stazione metro Flaminio, erano presenti carabinieri e 118, ma anche il pm di turno della Procura ordinaria e della Procura militare. Intanto la stazione metropolitana è stata chiusa per diverso tempo per consentire l’intervento delle forze dell’ordine; i treni transitavano senza fermarsi tra Spagna e Lepanto.

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Terremoto a L’Aquila, ci risiamo

La notte tra sabato 7 e domenica 8 dicembre, alle 22.55 la terra ha tremato, e ancora pochi minuti dopo. Due forti scosse di terremoto – la prima di magnitudo 3.7 e la seconda di 3.4 – hanno terrorizzato i cittadini all’Aquila. L’Ingv ha localizzato l’epicentro a due chilometri da Barete, un piccolo comune di appena 700 abitanti che dista 18 chilometri dal capoluogo abruzzese, a una profondità di 14 chilometri. Nonostante non ci fossero emergenze lo stesso comando provinciale dei vigili del fuoco dell’Aquila ha effettuato alcuni sopralluoghi sia a Barete che in luoghi sensibili grazie all’ausilio di squadre attrezzate, per far fronte alle numerose telefonate giunte al centralino. Al momento non risultano danni a cose o persone.

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Cani feriti e segregati in box piccolissimi. Denunciata una donna cinese

L’accusa e’ di maltrattamenti e abbandono di animali: Denunciata la titolare di un locale cinese, una donna di 40 anni, a seguito di un controllo dei Carabinieri della stazione di Roma Tor Tre Teste. Il deposito era adibito allo stoccaggio di prodotti alimentari e bevande, e si trova accanto ad un ristorante cinese, nel quale sono state riscontrate anche violazioni amministrative in materia di alimenti e normative sulla salute e sul benessere degli animali. Nello specifico sono stati trovati due box dalle dimensioni molto ridotte, dove erano rinchiusi due cani, un pastore tedesco e un grande corso, che versavano in pessime condizioni. Il secondo presentava evidenti ferite al capo causate da un brutto taglio su entrambe le orecchie. La situazione è stata monitorata anche dai Carabinieri Forestali di Roma intervenuti sul posto e da personale sanitario, che non hanno avuto difficoltà a confermare i maltrattamenti subiti dagli animali, sottoponendoli a sequestro e affidandoli al canile municipale di Roma La Muratella. Un ispettore sanitario ha quindi operato una attenta ispezione nel ristorante, riscontrando gravi carenze igienico sanitarie e disponendone la sospensione della licenza. La donna cinese ha subito una sanzione amministrativa per un importo di 1.000 euro.

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Bimbo di 19 mesi ingoia droga, in coma per un giorno

È accaduto nel quartiere Garbatella di Roma, dove un bambino è rimasto per ore in stato di incoscienza persistente, e per un giorno intero in coma, ma adesso è fuori pericolo. Si tratta di un bimbo di appena 19 mesi, che per gioco potrebbe aver ingoiato a casa degli zii della sostanza stupefacente. I ragazzi fratelli della madre, di 25 e 17 anni, con precedenti penali per spaccio di droga, sono stati arrestati dalla polizia. Ora il piccolo, ricoverato all’ospedale Gemelli di Roma, respira in modo autonomo e risponde agli stimoli dei medici. Il tribunale dei minorenni ha ordinato al personale medico di tenerlo comunque in ospedale e non riaffidarlo ai genitori.
L’operazione è stata portata a termine dagli agenti del commissariato Colombo, che avvisati dal pronto soccorso del San Camillo, dove i genitori ignari avevano portato il figlio in stato di semincoscienza, sono andati a casa dei due giovani zii in via Ignazio Persico, alla Garbatella, e li hanno colti in flagrante reato. Un cane poliziotto ha infatti individuato subito 2 etti di cocaina neanche troppo nascosti, e i due sono stati accusati subito di spaccio. La grave vicenda per il piccolo si è consumata per colpa proprio dei due fratelli della mamma, che non hanno badato al nipote come avrebbero dovuto. Nella loro abitazione a volte dormono anche i genitori, che per ora sono stati soltanto identificati in attesa che venga chiarita la loro posizione nei riguardi del bambino e di quanto accaduto, anche se sembrano estranei visto che sono stati loro a portare il bambino in ospedale. Le analisi hanno poi confermato che il piccolo era sotto effetto di cannabinoidi, forse marijuana.

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Roma, muore anziana, trovati 70 gatti

È accaduto a Roma, quartiere Trionfale, dove una anziana signora, un’accumulatrice seriale, è morta lasciando circa 70 gattini in condizioni disperate, denutriti, senza cibo né acqua. Solo grazie all’intervento delle associazioni animaliste, i piccoli felini sono stati salvati, almeno per ora. Infatti versano in condizioni tali che se il Comune non si deciderà ad intervenire per aiutarli, andranno incontro a morte certa. Della cosa si sono intanto occupati i volontari dell’Enpa, Ente Nazionale Protezione Animali, che denunciano un abbandono da parte delle istituzioni. Appena entrati nella casa di Trionfale lo scenario che è apparso ai soccorrotori era davvero inquietante: una cinquantina di cuccioli erano già morti, addirittura alcuni mangiati dagli stessi genitori, e altri 70 in fin di vita. L’assistenza è stata immediata e più di 30 esemplari sono stati sterilizzati. Ma dall’amministrazione capitolina nessun aiuto, visto che i gatti appartenevano ad un privato e non erano randagi, hanno risposto dagli uffici preposti. I volontari hanno dovuto occupare abusivamente un locale del comune di Roma per ospitare comodamente i cuccioli, e ne hanno fatti adottare ben 33. Ma ne restano 37 senza una casa e ancora a rischio. Sono tutti sterilizzati e vaccinati, fanno sapere dall’Enpa. Intanto le forze politiche di opposizione in Comune hanno chiesto alla sindaca Raggi di sollevare dall’incarico la delegata Loredana Pronio, che si sarebbe rifiutata di occuparsi dei 70 gattini.